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Kamloops Residential School

Abiti rossi appesi alle croci lungo una strada commemorano i bambini morti alla Kamloops Indian Residential School, un istituto creato per assimilare i bambini indigeni, in seguito al ritrovamento di ben 215 tombe senza nome a Kamloops, nella Columbia Britannica.

L’usanza di appendere abiti rossi come risposta visiva alla violenza sproporzionata subita dalle donne di origine indigena è iniziata a Winnipeg, Manitoba, nel 2011; vengono utilizzate anche magliette arancioni, in particolare per denunciare le sofferenze inflitte ai bambini dal sistema delle scuole residenziali in Canada. Le scuole residenziali iniziarono a operare nel XIX secolo come parte di una politica di assimilazione delle persone provenienti da diverse comunità indigene nella cultura occidentale, prevalentemente cristiana. Gli studenti venivano allontanati dalle loro case e dai loro genitori – spesso con la forza – e spesso veniva loro proibito di comunicare nelle proprie lingue. Venivano tagliati corti i capelli, costretti a indossare uniformi anziché abiti tradizionali, ricevevano nomi euro-cristiani al posto dei propri e subivano abusi fisici e talvolta sessuali. Il Presidente della Corte Suprema Beverley McLachlin ha affermato che il Canada ha utilizzato queste istituzioni per commettere un genocidio culturale.

Prima della chiusura dell’ultimo istituto nel 1996, oltre 150.000 bambini varcarono le porte delle scuole residenziali. Una Commissione per la Verità e la Riconciliazione, istituita nel 2009, concluse che almeno 4.100 studenti morirono durante la loro permanenza in queste scuole, a causa di maltrattamenti, negligenza, malattie o incidenti. La Kamloops School, fondata nel 1890, divenne la più grande del sistema, frequentata da centinaia di bambini Secwépemc e di altre Prime Nazioni. Chiuse nel 1978. Nel maggio 2021, un’indagine condotta con il georadar ha individuato ben 215 potenziali siti di sepoltura minorile a Kamloops, confermando le testimonianze orali.

Il fotografo sta portando avanti un progetto personale che esplora come il trauma intergenerazionale derivante dalle scuole residenziali continui a influenzare i giovani che non le hanno mai frequentate, e come il processo di guarigione intergenerazionale si tramandi di generazione in generazione.

Vivian Maier

Chi è?

Vivian Dorothy Maier (New York, 1º febbraio 1926 – Chicago, 21 aprile 2009) è stata una fotografa statunitense, esponente di spicco della street photography, della cui attività artistica si sapeva ben poco fino a pochi anni prima della sua scomparsa.

Cosa ha fatto?

L’artista è molto famosa per i suoi autoritratti

La fotografa realizza i suoi autoritratti facendo degli scatti a vetrine di negozi, specchi o qualsiasi cosa rifletta un minimo la sua immagine

https://www.vivianmaier.com/gallery/self-portraits/

Cristina Nunez

Chi è?

Nata nel 1962, Cristina Nuñez è un’artista-fotografa autodidatta, il cui lavoro è stato pubblicato ed esposto a livello internazionale. Dopo un’adolescenza come eroinomane e prostituta, Cristina Nuñez scatta autoritratti dal 1988 come una sorta di auto-terapia, ma anche per esplorare e stimolare la sua identità creativa e per aumentare l’autostima, specialmente in momenti di crisi. Nel 2004 si rende conto che questa pratica può essere utile ad altri, costruisce The Self-Portrait Experience (SPEX), un dispositivo per esplorare la propria vita interiore usando l’autoritratto fotografico, che include le direttive per la scelta e la percezione intuitiva delle immagini e per la costruzione dei progetti autobiografici. 
fonte:©Association The Self-Portrait Experience (Ticino, Switzerland).

Cosa ha fatto?

L’artista ha sviluppato molti progetti importanti. In particolare mi ha colpito “to hell and back”.

"To Hell and Back" è un progetto fotografico di Cristina Nuñez del 1995, dedicato ai sopravvissuti dell’Olocausto. Alterna ritratti dei sopravvissuti a immagini dei luoghi della deportazione, creando un percorso simbolico della memoria. Le foto mostrano anche resti materiali delle vittime e luoghi trasformati in musei o monumenti, sottolineando il peso della memoria e la responsabilità collettiva.
Il progetto è stato pubblicato nel 1997 e esposto in diverse sedi in Italia e in Europa.
Fonte: Cristinanunez.com